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domenica 25 luglio 2010

martedì 20 luglio 2010

verde speranza



Quando dico che in certe circostanze non si può rifiutare un caffè è perché ottime relazioni di vicinato possono salvare la serata.

Frigo vuoto e un po' di nervosismo di sottofondo (motivato da varie ragioni ma la principale è che da tre ore stanno sparando pseudo fuochi d'artificio particolarmente brutti ma rumorosi e petardi per festeggiare Sant'Elia).

Bussano a quest'ora della notte, chi sarà mai? Andiamo a vedere. La mia locatrice e suo marito come i re magi mi portano in dono: più di un kg di pere, menta fresca senza conservanti tutto dalla montagna. Inoltre, un bel piattino di zucchine ripiene come si fanno qui. Evviva il verde speranza!

venerdì 16 luglio 2010

Vedere

Vedere un taxista libanese enorme, macho, con la sua mercedes vecchissima e delle farfalle rosa stampate sopra alla carrozzeria che si leva le sopracciglia in mezzo alla fronte con la pinzetta mentre è parcheggiato:

NON HA PREZZO!

Pendoli-NO



















Mano al muro: il pendolino magico, questa mattina, ha bersagliato il mio palmo.
La mia locatrice, M., ha bussato alla porta per invitarmi a bere il caffé da lei come consuetudine. Oggi mi risultava difficile rifiutare perchè non ho il corso d'inglese e perchè voleva presentarmi il figlio maggiore che non avevo ancora incontrato. Non è mai un peso ma a volte sono immersa nei miei lavori e vorrei rimanere un po' sola.
Inizio a comunicare passando, ormai con agilità olimpica, dal poco arabo che conosco, all'inglese e al francese - a seconda del registro richiesto ogni nano-secondo - fino a quando il figlio estrae da una sacchetto di stoffa il pendolino magico e mi chiede se voglio fare qualche domanda. "Ma anche no", mi verrebbe da rispondere. Accettare, tuttavia, è un obbligo in queste circostanze. L'esecuzione è stata diretta, una fucilata dritta alla mia mano:
"A breve lascerai il Libano perchè non troverai la tua strada e il lavoro che desideri. Tra due mesi sarai in Italia dove avrai un impiego che non ti soddisferà ma il pendolino non è sicuro di questo ma entro due anni conoscerai qualcuno e ti sposerai."

Smacco finale, il mio campo energetico è inesistente! Questo è troppo: pendoli-NO!

lunedì 12 luglio 2010

Ognuno ha la sua guerra da ricordare

Esattamente quattro anni fa scoppiava una guerra in Libano e io c'ero nel Cedro (e anche nel casino). Per pochi giorni, prima di evacuare con altri italiani; la sensazione di essere sotto le bombe è tuttavia difficilmente dimenticabile.


Ora, dal mio balcone osservo i palazzi di Naba'a, quartiere popolare di Beirut che, insieme a Ain El Remmaneh, è stato protagonista dell'inizio di quel conflitto violento, lungo e devastante, cominciato nel 1975 e cosiddetto “civile”. I segni di quella guerra ci sono ancora.



M., la mia locatrice, mi ha raccontato che una bomba è arrivata anche qui a casa nostra mentre lei era con i figli nelle cantine del palazzo improvvisate rifugio. Il marito, che qui chiameremo Abu Jihad, era invece rimasto nell'appartamento e dopo l'esplosione si è ritrovato completamente ricoperto di bianco come “se fosse stato immerso nella farina” con qualche macchia di rosso qua e là ma vivo. Mentre parliamo lui è seduto sulla sua poltrona con la solita aria pacata e un po' austera. La comunicazione tra noi è limitata a causa delle nostre reciproche barriere linguistiche ma non solo per questo: Abu Jihad parla poco ma quando lo fa è legge. M., decisamente più loquace, ha continuato a raccontarmi che lui è sfuggito alla morte ben nove volte. La mia tendenza a sdrammatizzare e il piacere che provo quando le persone sorridono per le mie battute, mi portano a farne subito una: "Abu Jihad! Hai più vite di un gatto!". Ridiamo mentre beviamo caffè e fumiamo ognuno le proprie sigarette: Marlboro light io, Marlboro rosse lui e Kent ultra-fini lei.

Dentro di noi, i nostri cuori si stringono, ognuno ricordando la propria guerra.


venerdì 9 luglio 2010

Name this bar ?


Habemus blog...meglio, trovato il senso.
Una cameriera italiana in Libano mi sembra convincente.

Come scritto nel precedente post, in fase di interrogativi, lavorare in un pub che non ha nome, ancora, e che mi schiaffeggia ogni giorno per più di nove ore con un enorme punto di domanda, non è un caso.

lunedì 7 giugno 2010

Bitter end

Ho diversi blog abbandonati e in corso.
Uno più personale, nonostante sia sempre stato centrato su tematiche libanesi, compagno e confidente di molti accadimenti.
L'anno scorso scrivevo sul blog del servizio civile.
Adesso, ho costruito, iniziato e pensato un blog per il mio attuale lavoro che finirà a breve lasciandomi di nuovo con tante domande e nessuna risposta.
Questo era il blog di default di gmail, avevo inserito questa poesia a Natale 2008 e poi il silenzio. Impegnata su troppi fronti, non mi fermavo a riflettere. Bisogna anche considerare l'avvento di facebook, consapevoli che una nota buttata lì ha più lettori di un blog più costruito, ragionato, contestualizzato ma più difficile da scoprire, più faticoso da seguire.
Quando qualcosa rimane un sottofondo ricorda tuttavia la sua esistenza, in maniera più educata. Eccomi allora riscoprire un luogo un po' dimenticato, riempire una nuova pagina in un nuovo blog. L'inizio dell'ennesimo "libro" di cammino, avventura, desiderio, sogno, delusione, realtà. Simbologia affine al momento che sto vivendo? Sicuramente. In fase di punti interrogativi penso alla natura che voglio dare a questo strumento. Non ve lo so dire ancora.


Le faremo sapere.